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Salute mentale a Ferrara: il presunto trasferimento dei centri diurni rischia di penalizzare l’utenza e di disattendere il quadro normativo.

Salute mentale a Ferrara: il presunto trasferimento dei centri diurni rischia di penalizzare l’utenza e di disattendere il quadro normativo.

La FP CGIL chiede di aprire nuovamente il confronto

Secondo quanto appreso fin ora dalla stampa, la probabile riorganizzazione dei servizi di salute mentale sul nostro territorio assumerebbe contorni preoccupanti. In assenza di un reale confronto preventivo non conosciamo le decisioni prospettate dall’Azienda Usl e allarma la contestuale ipotesi di indisponibilità futura di immobili di proprietà del Comune di Ferrara; ciò delineerebbe un ridisegno dei servizi di Salute Mentale che rischia di comprimere la qualità dell’assistenza, senza che il sindacato sia messo nella condizione di agire il proprio ruolo nella rappresentanza del lavoro anche a garanzia dell’utenza.
In mancanza di percorsi codefiniti con le Organizzazioni Sindacali, le Rappresentanze Sindacali Unitarie delle Aziende ed i familiari, riteniamo si possa penalizzare l’utenza più fragile. Gli stessi familiari rimarcano sulla stampa locale, che allontanare soprattutto una struttura come il “Maccacaro” fuori dal tessuto urbano creerebbe barriere insormontabili, per quegli utenti che attualmente, anche grazie al percorso riabilitativo intrapreso, raggiungono i servizi a piedi, in bicicletta o senza necessità di accompagnamento mediato dall’Ausl stessa, dentro percorsi rieducativi finalizzati alla riacquisizione della propria autonomia personale.
Da quanto si desume dalle notizie edite, il disegno organizzativo aziendale prevederebbe il probabile trasferimento del Centro Diurno “Maccacaro” presso la struttura “La Ginestra” (di proprietà della Coop Serena e inaugurata nel 2014), situata nella frazione di Cocomaro di Focomorto. In questa stessa sede periferica, fuori dal contesto strettamente cittadino e non puntualmente servita dal trasporto pubblico locale, dovrebbe confluire anche il Centro Diurno “Il Convento”, struttura psichiatrica attualmente collocata in via San Bartolo.
Quando, per contro, il Ministero della Salute definisce il Centro Diurno come una struttura profondamente integrata nel territorio, fondamentale per offrire ai pazienti percorsi terapeutico-riabilitativi in grado di favorire il recupero dell’autonomia personale, rompere l’isolamento sociale e promuovere il reinserimento nella comunità e/o in ambito lavorativo.
Poiché riteniamo necessario perseguire i presupposti del DM 77 (riforma dell’assistenza territoriale) oltre al nuovo PANSM (Piano di Azione Nazionale sulla Salute Mentale) 2025-2030, riteniamo si debba lavorare insieme per evitare il configurarsi di una operazione di accorpamento e decentramento che possa dare luogo a diverse criticità sotto molteplici punti di vista, tali da snaturare la funzione riabilitativa e inclusiva, che di fatto sono il mandato dei percorsi affrontati dai Centri diurni.
Non dobbiamo infatti dimenticare che stando ai provvedimenti governativi le linee strategiche di riorganizzazione della assistenza territoriale individuano nelle Case della Comunità o in presidi di prossimità, i luoghi prioritari ed elettivi per allocare risorse e servizi per la salute mentale, al fine di garantire una reale integrazione socio-sanitaria al di fuori dei rigidi perimetri ospedalieri.
A rafforzare questo presupposto, anche l’impegno assunto dalla Regione Emilia-Romagna, che non a caso, solo nel 2025, ha confermato uno stanziamento di circa 40 milioni di euro per finanziare programmi personalizzati rivolti ai pazienti più fragili, di cui riservati alla Provincia di Ferrara circa oltre 4 mln di €.
Gli investimenti sulla Sanità territoriale di prossimità non cessano: lo dimostra il recente finanziamento Inail di oltre 13,2 milioni di euro per la ristrutturazione del Padiglione 25 dell’ex Sant’Anna, all’interno della Casa della Comunità “Cittadella San Rocco”.
A fronte del quadro di riferimento ci sembrerebbe naturale ipotizzare un logico assorbimento dei centri diurni negli spazi disponibili nelle sedi di prossimità dell’Ausl, ad oggi localizzabili nella Casa della Comunità “Cittadella San Rocco” o, in aggiunta o alternativa, nella sede del Centro Salute Mentale di Via Ghiara, che a breve vedrà il trasferimento della residenza psichiatrica “La Luna” presso la stessa “Cittadella San Rocco”, spostamento già effetto dell’applicazione del PNRR.
Le circostanze ci impongono di intervenire quanto meno per interrogarci su quale motivo spingerebbe l’Azienda a ritenere superfluo, rispetto al probabile delinearsi di riorganizzazioni di tale entità e a quanto pare ormai prossime, il prevedere e dare concretezza a percorsi concertati con gli utenti, con i loro familiari e con le Rappresentanze dei Lavoratori e delle Lavoratrici.
Supportiamo la tesi che la sanità sia una questione innanzitutto politica e di benessere collettivo che deve vedere come protagonista la comunità e le sue rappresentanze e non può e non deve tradursi in una mera funzione tecnicogestionale.
Riteniamo fondamentale ripristinare un clima di dialogo costruttivo che ci permetta di aprire un ragionamento mirato e di sistema sulla tenuta dei servizi territoriali e delle piante organiche.
Chiediamo pertanto ai vertici dell’Azienda Usl che le organizzazioni sindacali vengano messe a conoscenza della reale progettualità di questa operazione per aprire quanto prima un tavolo di confronto, che sancisca una responsabilità condivisa sulla Sanità, al fine di tenere aggiornato il servizio sanitario pubblico e socio-sanitario, per renderlo al passo con i bisogni della comunità.
Siamo disponibili a dare il nostro contributo di merito per qualificare le soluzioni che verranno ufficializzate dalle prossime comunicazioni diffuse dall’Azienda, rimanendo però fermi in difesa di una sanità pubblica, territoriale e realmente vicina ai bisogni dei cittadini di Ferrara e provincia.
FP CGIL Ferrara