Dopo 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐯𝐚𝐥𝐢𝐝𝐚 𝐚𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨𝐥𝐥𝐨 𝐠𝐢𝐮𝐝𝐢𝐳𝐢𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐅𝐨𝐨𝐝𝐢𝐧𝐡𝐨/𝐆𝐥𝐨𝐯𝐨, ora sotto la lente è finita anche Deliveroo
Lo scorso 19 febbraio è arrivata la decisione del GIP di Milano, Roberto Crepaldi, di convalidare il controllo giudiziario nei confronti di #Glovo-Foodinho e di affidare all’amministratore giudiziario il compito di procedere alla regolarizzazione dei lavoratori rappresenta un passaggio di grande rilievo.
Le risultanze dell’indagine della Procura di Milano – che parlano di retribuzioni fino al 76,95% sotto la soglia di povertà e dell’81,62% inferiori ai contratti collettivi di settore – confermano un quadro che come organizzazione sindacale abbiamo più volte denunciato, attraverso vertenze territoriali e azioni legali. Solo poche settimane fa lo abbiamo anche documentato nell’inchiesta su “La condizione di lavoro dei rider del food delivery”.
E dopo Glovo anche Deliveroo è finito sotto la lente di ingrandimento della magistratura.
Una situazione di illegalità che deve “cessare al più presto”. Da qui la nomina da parte della Procura, diretta da Marcello Viola, dell’amministratore giudiziario Massimiliano Poppi per Deliveroo Italy, affinché “proceda alla regolarizzazione dei lavoratori”. Lo scorso 19 febbraio, il gip Roberto Crepaldi aveva convalidato il provvedimento del pm Storari che aveva disposto, sempre in via d’urgenza, il controllo giudiziario nei confronti di Foodinho, società milanese di delivery del colosso spagnolo Glovo, finito al centro delle indagini per caporalato. lavoratori, formalmente autonomi in regime forfettario”, ma “in realtà da considerarsi lavoratori dipendenti a pieno titolo: approfittando dello stato di bisogno avrebbero percepito un reddito netto annuo sotto la soglia di povertà lavorando mediamente 9-10 ore al giorno per sei, sette giorni a settimana.
Accogliamo con soddisfazione il provvedimento: è giunto il momento che i #rider vedano riconosciuti diritti, tutele e un salario dignitoso, superando definitivamente un modello fondato sul cottimo e sulla falsa autonomia.
Da quasi dieci anni NIdiL CGIL denuncia pubblicamente il modello organizzativo che caratterizza il food delivery: lavoro a cottimo, utilizzo improprio del lavoro autonomo, compensi sotto la soglia di povertà e dispregio delle norme di tutela della salute e sicurezza nonostante le condanne del Tribunale del lavoro di Milano




