Area Impianti – Polo “Crispa” di Jolanda di Savoia: lavoratrici e lavoratori lasciati soli
Stiamo parlando del servizio in appalto presso l’impianto di smaltimento del polo “Crispa” di Jolanda di Savoia, affidato da Area Impianti alla Cooperativa Cristoforo nel novembre 2024. In quell’impianto operano 9 lavoratrici e lavoratori a tempo indeterminato, impegnati nella gestione del trattamento dei rifiuti solidi: professionalità che garantiscono un servizio pubblico essenziale per il territorio.
La criticità nasce dalla decisione di CLARA S.p.A. di modificare la tipologia di raccolta nella zona di Comacchio – scelta già prevista nel piano industriale – con il passaggio al porta a porta. Una decisione che ha determinato una consistente riduzione dei volumi di materiale conferito all’impianto, con conseguente contrazione dell’attività lavorativa.
Già nei mesi di novembre e dicembre è stato attivato il FIS per riduzione dell’orario di lavoro. In un incontro svoltosi a dicembre tra organizzazioni sindacali, Cooperativa Cristoforo e Area Impianti, i dirigenti di Area si erano formalmente impegnati a reperire ulteriori flussi di materiale, così da consentire il pieno rientro in servizio delle lavoratrici e dei lavoratori.
A distanza di settimane, quell’impegno è rimasto lettera morta.
In un successivo incontro, al quale Area Impianti era invitata ma ha scelto di non presentarsi, la Cooperativa Cristoforo ha comunicato unilateralmente una drastica riduzione dell’orario di lavoro dal 1° febbraio al 28 febbraio 2026: per sei dipendenti passaggio da 36 a 12 ore settimanali; per gli altri tre da 36 a 30 ore settimanali.
Una scelta pesantissima, che incide in modo diretto sulla stabilità economica e familiare delle persone coinvolte, scaricando sui lavoratori le conseguenze di decisioni industriali e organizzative che non dipendono da loro.
Il 2 febbraio FP CGIL e FIT CISL hanno richiesto formalmente un incontro urgente ad Area Impianti e alla Cooperativa Cristoforo per individuare soluzioni concrete e strutturali. Da Area Impianti, ad oggi, non è pervenuta alcuna risposta.
È inaccettabile che un soggetto pubblico, titolare del servizio, si sottragga al confronto mentre nove famiglie vedono dimezzato – in alcuni casi ridotto a un terzo – il proprio salario. Il silenzio non è una risposta. È una scelta politica e gestionale che aggrava ulteriormente la situazione.
Non si può continuare a governare gli appalti senza assumersi la responsabilità sociale delle ricadute occupazionali. Le lavoratrici e i lavoratori non sono una variabile di aggiustamento dei piani industriali.
Se nelle prossime ore non arriveranno risposte concrete e un tavolo di confronto reale, metteremo in campo tutte le iniziative sindacali necessarie a tutela dell’occupazione, del salario e della dignità di chi garantisce ogni giorno un servizio fondamentale per la collettività.
FP CGIL – FIT CISL




