Cgil

Osservatorio sull’economia e il lavoro in provincia di Ferrara: dati e analisi sulla realtà ferrarese

Martedì 6 ottobre durante i lavori dell’Assemblea Generale della Cgil di Ferrara, è stato presentato l’ “Osservatorio sull’economia e il lavoro in provincia di Ferrara” n. 15 a cura di Ires Emilia Romagna.

L’Osservatorio in edizione integrale e le slide elaborate da Ires per la presentazione, le trovate qui:

OEL-Ferrara_2026

Ferrara_OEL2026

SINTESI: 

Ferrara è una provincia interamente pianeggiante, a quote spesso sotto il livello del mare, fortemente modificata dall’uomo con bonifiche e canalizzazioni, e comprende il Delta del Po e una costa bassa e sabbiosa soggetta a subsidenza. È la provincia con il minor consumo di suolo della regione (7,16% contro l’8,99% regionale), ma è totalmente esposta al rischio alluvionale (23,9% del territorio in pericolosità idraulica elevata). La qualità dell’aria rispetta i limiti di legge; il 2025 è stato il quarto anno più caldo dal 1961, con un disagio bioclimatico tra i più alti della regione. Ferrara capoluogo ha la miglior raccolta differenziata regionale (88,3%), ma la provincia è l’unica a peggiorare rispetto all’anno precedente (-0,2%).
Al 1° gennaio 2026 la provincia conta 341.585 residenti, in crescita di 534 unità nel 2025, la prima dopo un decennio di calo (-10.400 dal 2016), trainata dal Distretto Ovest e non dal capoluogo (-0,1%). La struttura per età è fortemente sbilanciata verso gli anziani (over65 quasi il 30% della popolazione); il saldo naturale è profondamente negativo (-2.826, nati vivi ai minimi storici) e viene compensato dai saldi migratori interno (+1.362) ed estero (+2.334), che producono per la prima volta in dieci anni un bilancio complessivo positivo. L’indice di vecchiaia (289 contro 212,1 regionale) conferma un invecchiamento superiore alla media. La popolazione straniera cresce a 41.847 residenti (+5,7% nel 2025), mentre quella italiana cala di 1.735 unità; le comunità più numerose sono rumena, marocchina e pakistana.
Il quadro macroeconomico 2026 è segnato dalle tensioni Usa-Iran e dal rialzo dei prezzi energetici, con PIL italiano stimato al +0,5% e inflazione al 3%. A Ferrara il valore aggiunto si muove su un binario più debole della regione (-0,6% medio annuo nel triennio 2023-2025, contro +0,4% regionale); l’industria cala per tre anni consecutivi, mentre i servizi pesano oltre il 71% del valore aggiunto. Le esportazioni restano ferme nel 2024-2025 (2.580 milioni di euro), con calo di macchinari e chimica e crollo del mercato USA (-20%). Il turismo cresce in modo diffuso ma squilibrato: gli arrivi salgono più delle presenze (+17,6% contro +6,2% dal 2022), accorciando la permanenza media a 4,35 notti, con un progressivo spostamento verso l’extra-alberghiero. Le imprese attive calano nel 2025 del -2,9%, più del doppio della media regionale; le ore di cassa integrazione crescono del 15,7%, con la componente straordinaria salita al 52,4% (dal 4,6% del 2022), concentrata quasi interamente sulla meccanica.
Il mercato del lavoro 2025 è anomalo: Ferrara registra +8.108 occupati (155.524 totali), tasso di occupazione al 73,4% (massimo della serie), con forte calo di inattività e disoccupazione e crescita del tasso di attività (76,9%). Il divario di genere resta rilevante (occupazione maschile 79,2%, femminile 67,5%). La crescita si concentra nella fascia 55-64 anni, che spiega da sola circa metà dell’incremento. Restano però le criticità: l’Area del Disagio Occupazionale coinvolge 27.973 persone (18% in calo in termini percentuali rispetto all’anno precedente, ma crescono i numeri assoluti), il part-time involontario cresce quasi del 20% dal 2022 in controtendenza con regione e Italia, e la disoccupazione sostanziale sale al 6,2% contro il 4,6% ufficiale. I dati SILER 2024 mostrano un saldo attivazioni-cessazioni modesto (+557), positivo per il tempo indeterminato e negativo per il tempo determinato e per i più giovani (15-24 e 30-39 anni), a fronte di un saldo ampiamente positivo per gli over50.
Sul fronte retributivo, i lavoratori dipendenti privati non agricoli sono 82.332, con retribuzione media in crescita del 2,8%, ma con forti differenze settoriali: dai 31.079 euro della manifattura ai 10.326 euro di turismo e ristorazione (il settore peggio pagato, con il 69% di part-time). Marcato anche il divario di genere: il part-time riguarda il 20,1% degli uomini e il 52,7% delle donne, con retribuzioni a tempo pieno di 29.233 euro per gli uomini contro 24.042 per le donne. Il reddito imponibile medio provinciale nel 2024 è di 24.414 euro (+18,1% dal 2019), ma con forte polarizzazione comunale: dai 27.432 euro di Ferrara ai 14.336 euro di Goro, dove il 68,5% dei contribuenti dichiara meno di 15.000 euro l’anno.
Letti insieme i 5 capitoli restituiscono una fotografia meno rassicurante di quanto ciascun capitolo, da solo, lascerebbe intendere. Sarebbe scorretto ignorare che vi sono indicatori in netto miglioramento: cresce l’occupazione, calano inattività e disoccupazione, la popolazione smette per la prima volta in un decennio di ridursi, il turismo si espande. Ma è altrettanto scorretto fermarsi a questo livello di lettura, perché ciascuno di questi miglioramenti, se osservato accanto al capitolo che lo circonda, rivela un meccanismo di compensazione più che un’inversione di tendenza:
• la popolazione cresce solo perché l’immigrazione compensa un saldo naturale in peggioramento costante: il 2025 registra il minor numero di nascite in assoluto degli ultimi 6 anni. La speranza di vita aumenta;
• l’occupazione cresce più della ricchezza prodotta, e si concentra in parte in settori (servizi alla persona, turismo, assistenza) strutturalmente meno produttivi a basso valore aggiunto e meno retribuiti di quelli in difficoltà (industria, meccanica); anche in provincia si registra una crescita delle fasce di età più mature nel mercato del lavoro;
• il calo della disoccupazione ufficiale convive con un’area di disagio occupazionale che non si riduce e con una cassa integrazione che, pur diminuendo in ore, si sposta verso la componente strutturale;
• la polarizzazione territoriale: distretto Ovest e capoluogo da un lato, bassa ferrarese e Delta del Po dall’altro. Sono gli stessi territori accomunati dalla stessa fotografia su demografia, invecchiamento e reddito, non tre fenomeni distinti.
Ferrara sembra tenere attraverso una serie di meccanismi di compensazioni e contemporaneamente si acuisce la distanza tra le “diverse Ferrara” che compongono la provincia. La domanda che i dati pongono, con più forza di quanto un singolo indicatore possa fare da solo, è su quali basi — demografiche, produttive, retributive — la provincia sta sostenendo la propria tenuta attuale, e quanto queste basi siano in grado di reggere nel tempo un contesto che, su quasi ogni fronte esaminato in questo Osservatorio, continua a muoversi velocemente e imprevedibilmente.